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PROBLEM SOLVING: COME RISOLVERE PIÙ FACILMENTE I PROBLEMI
Generalmente il Problem Solving può essere definito come l'arte di risolvere problemi siano essi di natura personale, interpersonale o delle organizzazioni (aziende, enti, comunità, ecc.), mediante l'utilizzo di tattiche e tecniche, con la massima efficacia (soluzione del problema) ed efficienza (tempo e sforzi impiegati). Quindi il Problem Solving non si riferisce alla capacità di una persona di risolvere situazioni riguardanti una materia specifica della quale è esperto, ma l’abilità in genere di trovare soluzioni in qualsiasi ambito. Il Problem Solver è colui che indipendentemente dalle risorse e dalla situazione trova il modo di uscire dal problema. Per l’occasione vogliamo citare un grande personaggio che di Soluzioni e di Problemi ne sapeva qualcosa, Albert Einstein, il quale sottolineava: “I problemi che abbiamo non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati”.

Si tratta di un concetto straordinariamente importante: se abbiamo un problema del quale non riusciamo a trovare la soluzione, continuare a utilizzare gli stessi schemi di pensiero che si sono rilevati insufficienti a questo scopo non potrà mai sbloccare la situazione. Per uscire dal problema è necessario vedere qualcosa che ancora non abbiamo considerato, aprire la mente a possibilità che ancora non abbiamo esplorato, evolvendo il nostro pensiero da un livello nel quale non è in grado di risolvere il problema a uno più alto nel quale è in grado di comprenderne la soluzione.

Per rendere il concetto con un’immagine concreta, potremmo rappresentare la nostra crescita personale, la nostra evoluzione mentale, emozionale e spirituale come una serie di "anelli" sovrapposti che salgono dal basso verso l’alto. A mano a mano che cresciamo, imparando dalle esperienze, sviluppando una maggiore consapevolezza, espandendo il nostro pensiero, accediamo ad "anelli" superiori dai quali avremo una visione diversa delle situazioni, come uno scalatore che, salendo verso la cima della montagna, può godere di un panorama sempre più ampio. Se, per esempio, guardi con occhi da adulto ai conflitti che hai vissuto da adolescente probabilmente, a distanza di anni, ne hai una visione completamente diversa, e le stesse cose che all’epoca ti mettevano in grave difficoltà non rappresenteranno più un ostacolo.

Ci sono persone che a un certo punto della loro esistenza smettono di crescere, irrigidendosi nei propri schemi di pensiero, convinzioni e abitudini. La vita, che ci spinge sempre all’evoluzione personale, prima o poi sbatte in faccia a questi individui una situazione che richiede un livello superiore per poter essere gestita e superata: possono essere problemi di relazione con i propri figli o con persone care oppure difficoltà a rapportarsi con il mondo che cambia, con il lavoro, con le finanze. A quel punto, o saranno disposti a mettere in discussione il proprio modello del mondo oppure saranno destinati a trascinarsi dietro per anni una situazione che continuerà a non cambiare, generando conflitti su conflitti che creeranno un grado insopportabile di stress e frustrazione.

Tutti conosciamo gente di questo tipo, che da anni si lamenta perché gli altri, le situazioni e il mondo intorno non cambiano, mentre non capisce che è il suo personale cambiamento l’unica soluzione ai problemi che la assillano.
Quindi, seguendo il consiglio di Einstein, se vogliamo uscire da un problema dobbiamo spostare il nostro punto di vista a un livello di pensiero più alto, pensare cioè come penseremmo se quel problema non fosse per noi tale, se avessimo la mentalità, le Problem solving:come risolvere facilmente i problemi, le convinzioni, la consapevolezza di chi non vivrebbe mai, in nessun modo, quel tipo di conflitto.

Quello che Einstein ci suggerisce è fondamentalmente di spostare il focus e lo strumento migliore che ci permette di farlo sono le domande. Un bravo Problem Solver sa di avere degli strumenti a disposizione:

  • Il primo sono appunto le domande … domande produttive che lo facciamo uscire dal problema come ad esempio “Come posso risolvere questa situazione?” (assolutamente da evitare domande del tipo “Perchè capitano tutte a me?”, queste hanno lo straordinario potere di ributtarci subito al centro del problema). Tutte le domande che iniziano con “Come posso” sono molto positive.
  • Un secondo aspetto è quello del linguaggio. Anche se in inglese il termine comunemente usato è Problem Solving sappiamo benissimo che noi Italiani diamo alla parola PROBLEMA un significato molto forte, quasi catastrofico, e lo carichiamo molto emozionalmente. Non sarebbe molto più produttivo e motivante definirla una SITUAZIONE DA RISOLVERE o una SFIDA?!
  • Un terzo aspetto essenziale per mettere in pratica al meglio il Problem Solving è la FLESSIBILITÀ, ossia adattarsi alle risorse che si hanno a disposizione (risorse materiali, risorse umane, tempo, etc..), essere abile nel cambiare strategia al mutare della situazione esterna (un ottimo problem solver per un’azienda è colui che sa abilmente cambiare strategia al mutare del mercato). Problem Solving non è avere un metodo standard per risolvere i problemi, ma essere in grado di creare ogni volta una soluzione diversa ed adatta alla situazione.
  • Il quarto aspetto riguarda l’Identità, come cioè percepiamo noi stessi e come ci descriviamo, e il modellamento, la capacità cioè di replicare strategie, convinzioni e atteggiamenti da persone che consideriamo d’esempio nello specifico argomento. Sentirsi e percepirsi come un ottimo problem solver ci permetterà di affrontare con un atteggiamento produttivo ogni sfida, così come pensare a come si comporterebbe in quella circostanza una persona che riteniamo un eccezionale solutore di problemi.
Cosa farebbe McGyver se fosse al mio posto?

TESTI CONSIGLIATI:
“Sei cappelli per pensare” – BUR Editore – Edward De Bono
“Il pensiero laterale” – BUR Editore – Edward De Bono